Avevamo necessità di riposarci ma anche di immergerci in limpide acque.
Avevamo necessità di riposarci ma anche la possibilità di visitare luoghi un poco fuori dal tempo e dai ritmi della nostra città.
L'area geografica del Cilento, non ben definita ma vasta e sorprendente nei suoi vaghi limiti geografici, ha nuovamente colpito la nostra immaginazione e ci è sembrata da subito la meta ideale per passare pochi giorni ma intensi di alternativa dalla vita cittadina.
Seppur le aspettative erano alte, è stato l'imponderabile ha dettare le sue leggi e noi non abbiam potuto che adeguarci e rispettare l'amor fati, oramai stella polare che accompagna tutte le mie intenzioni.
Avevo infatti preparato diversi percorsi con l'app Kurviger e, sebbene alcuni di questi non sono stati utilizzati, li trovo ancora validi e vorrei condividerli con voi:
Non ho intenzione di tediare con nozioni e informazioni su tale area geografica o darvi conto, dettaglio per dettaglio, di ciò che abbiamo vissuto ed esperito. Tali informazioni, in forma diversa e con angoli diversi, sono reperibili sul web o su riviste dedicate.
Vorrei, invece, riportare per quanto possibile e descrivibile, le mie emozioni, qualche ritorno tecnico, qualche critica e osservazione.
Ecco, vi condivido subito questa info, così, per far capire la vastità e la complessità del territorio: il Cilento non coincide con una provincia amministrativa, ma con una regione storico-geografica. L'intero territorio supera i 3.000 km², con un'estensione nord-sud di circa 100 km.
Dunque, c'era da capire dove appoggiarsi e quale direzione intraprendere, quale fosse la tipologia di vacanza uno volesse perseguire.
Come vi anticipavo, avevamo intenzioni di goderci le acque limpide, le spiagge, la storia, i borghi imperdibili e del buon cibo. Così, dopo varie ricerche e vagliato diverse possibilità abbiamo identificato Marina di Camerota come punto di partenza.
Partenza
Sapevamo di dover affrontare un lungo viaggio di abbondanti 4 ore e mezza. Le eventuali soste, necessarie e alcune obbligate per il rifornimento, avrebbero allungato di certo l'orario di arrivo alla nostra destinazione. Siamo partiti presto da Roma, circa alle 7:00 di mattina. L'aria non era ancora densa di umidità e la temperatura conciliava da subito una fresca e subitanea partenza. L'entusiasmo c'era ma sapevamo che la previsione meteo avrebbe rosicchiato il nostro entusiasmo.
Eravamo preparati con il giusto atteggiamento e il corretto abbigliamento tecnico. Il mio X-ADV 750 era davvero carico:
- borse laterali da 33 litri ciascuna
- bauletto (top-case) da 50 litri
- tunnel-bag da 23 litri
- sottosella da 20 litri
Insomma, ulteriori kg oltre ai 237 kg del motoveicolo con serbatoio pieno. Occorrerebbe poi mettere in conto anche i kg dei passeggeri. Un bel peso, non c'è che dire! Ma non eravamo preoccupati e non ci siamo mai inclinati di timore su questi calcoli.
Infatti, a dispetto della sua forma, della sua forza (parliamo di cavalli motore) e dei miscredenti che circolano nel panorama dei motociclisti, questo mezzo è di una ignoranza sfacciata.
Le prime 2 ore sono passate con agilità, accompagnati da una temperatura godevole e avevo solo prospettato una sosta per fare l'opportuno rifornimento. I 13,2 litri di serbatoio non permettono grandissime distanze, tuttavia il limitato consumo sorprende per la capacità di coprire distanze. Ma su questa variabile, non voglio mai scommettere.
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| la prima sosta fortunata, direi: ombra |
La prima sosta è passata liscia anche se era percepibile il graduale aumento della temperatura. Il mezzo godeva ancora di metà serbatoio ma era necessario un rifornimento poiché ero a conoscenza del fatto che avrei incontrato pochi distributori una volta uscito a Battipaglia.
Successivamente, abbiamo imboccato l'A30 (Caserta-Salerno), sicuramente una delle strade più piacevoli del centro-sud. Macinare chilometri è reso agevole dalle ampie carreggiate, serie di curve molto dolci, pendenze contenute e i numerosi viadotti dentro i quali godere di una luce meno invadente e temperature decisamente più gradevoli. In quei viadotti ho sognato diverse volte di effettuare impunemente una sosta.
Non avendo il sostegno dell'interfono, che comunque superati i 100 km orari risulta depotenziato, cioè l'audio è veramente mediocre, sono gli occhi e l'immaginazione che ci tengono compagnia.
La strada aiuta e nella giornata limpida, come quella che ho vissuto, siamo stati allietati da un panorama che ci ha sorpreso: davanti a noi si intravedevano i Monti Picentini, il Massiccio del Partenio e i Monti Lattari. Sembrava quasi emanassero fresca aria.
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| la seconda sosta e la preziosissima ombra |
La seconda sosta si è poi rivelata assolutamente necessaria: le nostra natiche erano provate e cotte per via della prolungata postura e per la temperatura già sopra i 30 gradi.
La sella dell'X-ADV 750, seppur confortevole, non è certo il massimo del morbidume e comunque dopo quasi 4 ore cominciano a manifestarsi i sintomi della stanchezza e l'inevitabile rigidità articolare e muscolare.
Eravamo comunque provati ma abbiamo deciso di non indugiare oltre sapendo che rischiavamo di arrivare in un orario reso proibitivo dalla temperatura.
La nostra fiducia non è crollata finché non abbiamo trovato chiusa l'uscita per Vallo Scalo, probabilmente per manutenzione (scoprimmo successivamente che era questo il motivo).
Confidavamo sull'algoritmo e la capacità di Google Maps di ricalcolo del percorso e così è stato ma ci ha dirottato verso una strada non proprio diretta, non proprio veloce. Come spesso succede, alle imprecazioni è seguita la meraviglia. Il non previsto, l'imponderabile e ciò che non è sotto il nostro controllo si è manifestato...piacevolmente.
La prima sorpresa: la SP66
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| il percorso "alternativo" |
Come già scritto, eravamo accaldati e desiderosi di arrivare a meta ma quel bivio non l'avevamo proprio considerato. Ricordo che a un certo punto il navigatore mi indica di girare a sinistra. Ero incredulo: quella svolta andava verso l'alto e non verso il basso. Ma dove ci stava portando?
Cominciamo questa salita, ripida e subito condita di curve. Poi, un'altra sorpresa: proseguendo diamo le spalle al mare e ci domandiamo se Google Maps abbia preso una allucinazione. Ci spingiamo ancora più dentro e ancora più in alto e non possiamo fare a meno di restare dapprima muti, quasi in contemplazione, e poi giubilanti per lo spettacolo che si apre ai nostri occhi.
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| ulivi secolari |
Incontriamo le terrazze e ulivi imponenti, dominanti, rigogliosi. E lo scenario continua a cambiare.
Davanti a noi e ai nostri lati, rocce, fratture, che suggeriscono la vastità del tempo intercorso tra la mia vita e la nascita di questi rilievi. Impressionante!
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| laggiù, da qualche parte, ci sarà Marina di Camerota...spero |
Poi, la strada ci riporta verso il mare che è lì, in lontananza, ma visibile. L'aria cambia, la vegetazione pure, i primi agglomerati urbani ci suggeriscono che siamo prossimi oramai alla meta. L'aria, infatti, è già più fresca e sembra alleggerire il peso di questo veicolo e dei nostri sguardi, anch'essi sudati e stanchi.
Le ultime curve, i sensi unici imperanti, deviazioni e accessi inibiti e poi...
Marina di Camerota, finalmente
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| arrivati |
Dopo quasi 5 ore arriviamo a destinazione. I proprietari del B&B ci accolgono con semplicità, simpatia e professionalità. Avevamo scelto il B&B non solo per la posizione ma anche per un requisito che per noi era fondamentale: il parcheggio privato, al coperto.
Il tempo di spogliarci degli indumenti tecnici che oramai sembravano essersi fusi con le nostre carni, una piccola doccia volante e poi via, alla ricerca di un luogo dove pranzare. Eravamo anche affamati, oltre stanchi. Grazie al consiglio dei proprietari del B&B e anche alle nostre ricerche, siamo approdati da Ammore e Mare, un ristorante che si è poi rivelato una scelta giusta.
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| una delle spiagge vicino al B&B- raggiungibile a piedi |
Nel pomeriggio non potevamo che fiondarci verso la spiaggia più vicina. La strada, rigorosamente a piedi, è stata piacevole e ben incastrata nella macchia mediterranea. Marina di Camerota non gode di molte spiagge libere e queste, almeno per mia esperienza, non sono attrezzate.
Noi ci siamo fermati in un lembo di spiaggia il cui perimetro era ridicolo e palesemente ridimensionato dallo stabilimento accanto. Ci siamo adattati, abbiamo trovato il nostro posto e poi abbiamo goduto delle limpide acque di questa zona. Assolutamente rinfrescante!
Per il giorno successivo avevamo grandi progetti. Avevo ideato 5 diversi itinerari con l'aiuto dell'app KURVIGER. 5 Itinerari con i quali avrei dovuto esplorare il mare e le spiagge più belle, i point-view più suggestivi, i borghi medievali e altre attrazioni. Il meteo di certo non giocava a nostro favore: erano previste temperature che chiamerei "impegnative". Così, abbiamo scelto un paio di destinazioni cercando di ottimizzare un itinerario che dapprima prevedeva una percorrenza di 3h e 30min e successivamente ottimizzato per sole 2h e 30min.
Acciaroli, caldo bestiale & Mozzarelle
Dal B&B ci siamo diretti verso Acciaroli. Avevamo progettato altre tappe approfittando del valido algoritmo di Kurviger ma, come dicevo, avevamo intuito quanto il Sole sarebbe stato prepotente.
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| l'itinerario modificato |
Una volta passati Pisciotta, seguendo il navigatore, abbiamo impegnato la SP269C, una strada dalla vocazione ciclistica, panoramica, incastrata tra boschi e uliveti. Seppur stretta è stata agevole grazie anche a un manto stradale privo di vere difficoltà ma che richiede comunque attenzione.
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| SP269C e la SP269A |
Siamo rimasti incantati dai paesaggi e dalle splendide vedute e più volte ho rallentato l'andatura proprio per godere del momento che si dipanava ai nostri occhi. Avrei voluto fare più foto ma la strada, stretta, non lo permetteva di fare in tutta sicurezza. Abbiamo preferito vivere il presente che fotografare il momento.
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| La strada per arrivare a destinazione è stata a tratti coinvolgente, attraversando strade immerse nella verde vegetazione. |
Arrivati a Acciaroli si è da subito manifestato il problema del parcheggio: solo strisce blu (oramai è una costante) ma soprattutto nessuno stallo per i motocicli. Nella spasmodica ricerca della ricerca del posto perfetto siamo incappati nelle immancabili strade chiuse e sensi unici che ti spediscono verso Messina rendendo il tutto molto più complicato di quanto sarebbe dovuto essere. Preso dal piglio del cittadino di una grande città, ho avuto un guizzo di superbia e sfrontatezza chiamando il comando della Polizia Municipale alla quale ho chiesto se era possibile parcheggiare gratuitamente il motoveicolo sulle strisce blu. L'operatore mi ha comunicato di non saperlo e che tutti gli agenti erano in servizio e quindi non poteva aiutarmi. Non aggiungo altro.
Acciaroli si mostra da subito come un piccolo e curato gioiellino: strade ben curate, case e palazzine ben manutenute, negozi ben curati e in generale una atmosfera pulita e semplice ma che restituisce un sentore di eleganza.
Mantiene quella compostezza, quella postura di chi sa di piacere ma te lo fa intendere con grazia.
Dopo aver camminato un poco e aver capito che eravamo indietro rispetto alla nostra ipotetica tabella di marcia e visto il caldo imperante, abbiamo rettificato per una sosta che ci permettesse di rimpinguare i liquidi persi con il sudore e mettere dentro lo stomaco qualcosa di buono. Ci siamo guardati e detti "Castellabate può aspettare!". Avevamo infatti intercettato sulla mappa un noto caseificio: Antica Giara.
L'afa ci tagliava la gola, gli indumenti erano incollati dal copioso sudore e la sete dettava le sue regole. L'arrivo al caseificio è stato salutato come la conquista della Luna e non abbiamo perso tempo a entrare in un luogo più fresco e asciutto.
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| verdure e insalata fresca di pomodori e cipolla |
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| mozzarelle di Bufala e un eccellente fiore di zucca ripieno |
Vi suggerisco caldamente (non potevo usare un avverbio più adatto) di provare tale esperienza. Nella sua semplicità vi siederete, ordinerete da bere (meglio ancora se una birra) e poi ordinerete le delizie fresche e semplici che la cucina propone: il Cilento in tavola. Ci siamo fermati più del dovuto perché la temperatura, fuori, era davvero proibitiva. Il mio pensiero, ogni tanto, andava a quella sella, lì fuori, esposta al Sole. Sapevo del prezzo che avremmo pagato.
Infatti, quando abbiamo ripreso il mezzo questo si era trasformato in una nana bianca, in sintesi una stella morente ma con una temperatura estremamente calda.
Con forza e coraggio, e con natiche alle quali avevamo chiesto la tenacia dell'amianto, ci siamo rimessi in viaggio ma con lo scopo preciso di ritornare alla base e di riconquistare la normale temperatura corporea. Dovevamo infatti prepararci per altre esperienze e lo volevamo fare nelle migliori condizioni.



















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