giovedì 23 luglio 2026

Cilento: Sole, mare, afa, imprevisti, cieli e cibo (seconda parte)

Porticciolo turistico di Palinuro

Questo articolo è la seconda parte di un breve ma intenso viaggio nel Cilento (leggi qui la prima parte).

Il Cilento è rinomato per....tante cose e una di queste, ovviamente, sono le sue splendide acque. Infatti, il Cilento può vantare più di 10 località insignite con la Bandiera Blu e questo dimostra l'eccezionalità della qualità delle acque e dei servizi.

Era già in programma e la temperatura già particolarmente elevata di giugno ci aveva ancor più convinto: dovevamo fare una gita in barca per scoprire al meglio il territorio, le calette e le numerose grotte che si aprono tra le numerose insenature del territorio.

Abbiamo contattato uno dei numerosi operatori/cooperative i quali ci hanno proposto diverse tipologie di escursione. Abbiamo scelto l'esperienza quella che a noi sembrava la più accessibile, senza passare l'intera giornata in barca.

Così, ci siamo recati al porticciolo di Palinuro pronti per la agognata escursione.

Porticciolo di Palinuro

Fortunatamente il porticciolo è piuttosto un approdo turistico che un vero porto. Tecnicamente viene definito come un rifugio d'altura o approdo turistico. È composto principalmente da un molo di sopraflutto che protegge uno specchio d'acqua artificiale, destinato a barche da diporto, pescherecci locali e imbarcazioni che portano i turisti a visitare le celebri grotte marine di Capo Palinuro. Ci sono diverse spiagge attrezzate e dunque è possibile sostare anche per prendere il Sole e comunque di godere delle limpide acque.

Come in tutti i porti, c'è la possibilità per i possessori delle 2 ruote di poter parcheggiare gratuitamente entro le strisce delimitate. E lì, ce ne sono in abbondanza.


L'esperienza in barca è stata piuttosto positiva grazie alla simpatia e alla capacità di esposizione del barcaiolo (ma come lo dovrei chiamare, pilota, comandante, conduttore?). Abbiamo avuto la possibilità di scattare diverse decine di foto ma, vi assicuro, nessuna di queste è stata capace di catturare la vasta gamma di colori e di emozioni che questa esperienza suscita.

rocce che franano nelle acque

Dal largo è evidente la complessa natura del territorio e il fascino che questa esprime. E' un fascino che richiama la natura arcaica, cha ha attraversato secoli, eoni.

colori, ombre, gradazioni, profondità

Un poco di informazioni: le grotte e le insenature tra Palinuro e Marina di Camerota sono cavità di origine carsica e marina. Si sono formate per l'azione erosiva delle onde e di antiche falde su rocce prevalentemente calcaree e calcarenitiche risalenti al Mesozoico e al Cenozoico. Le cavità più antiche risalgono a centinaia di migliaia di anni fa.


una bellissima insenatura, raggiungibile solo a nuoto

Grotte, insenature e spiagge

Immancabile e imperdibile una incursione nella famosa Grotta Azzurra, una cavità marina la più estesa e famosa di Capo Palinuro, situata sul fianco settentrionale di Punta della Quaglia. Il suo nome deriva dallo straordinario effetto d'azzurro brillante che illumina l'interno, generato dalla luce solare che penetra attraverso un sifone subacqueo profondo circa 20 metri.

l'effetto di luce dentro la grotta



Immancabile e doveroso, pure con la forza, il bagno nelle acque limpide e rinfrescanti. Certo, non è che ci sia il deserto accanto all'imbarcazione causa le molteplici imbarcazioni che offrono l'identico servizio, ma rimane comunque una esperienza gratificante.

Come già accaduto, l'imprevisto si è manifestato con noncuranza del momento e delle necessità. Una volta sbarcati, saremmo dovuti ritornare a Marina di Camerota con relativa agilità così da permetterci un buon pranzo.

di nuovo tu, ma non dovevamo rivederci più?!

E invece, con tragico stupore, lo svincolo che avremmo dovuto imboccare era stato nuovamente chiuso per manutenzione e il dirottamento da parte del navigatore è stato implacabile: ripercorre la SP66. Quindi, ci siamo ritrovati a ripercorrere la stessa strada che ci aveva inebriato prima di raggiungere Marina di Camerota. Una strada bellissima, peculiare, ammaliatrice e resa ancora più gradevole per il fatto che eravamo scarichi da borse e tonnellame vario.

Tuttavia, tale imprevisto ha rallentato il nostro ritorno alla base di ulteriori 30 minuti. 30 Minuti spesi sotto il ruggente Sole, gli impietosi e spietati raggi UV delle ore 13:00! Sentivo un friccico sulle braccia e sulle gambe, ma non pensavo quanto ciò significasse. Una volta tornati, dopo la doccia, mi son reso conto del dazio che ho dovuto pagare: una visibile e pungente scottatura sulle braccia e sulle ginocchia!

Il messaggio, per mia utilità e per chi mi legge, è questo: evitiamo la pigrizia e la sufficienza di giudizio. Mettiamoci sta cribbio di crema protettiva anche per soli 10 minuti di tragitto! Lo scrivo ma son convinto che presto me ne dimenticherò.

Il giorno seguente personalmente non avevo molte scelte causa le scottature alle quali ho dovuto prendere rimedio. Ho deciso quindi di uscire in solitaria e inoltrarmi nell'entroterra Cilentano, fatto di curve, verde e strade panoramiche.

l'entrata al borgo antico

Era in programma una visita al borgo antico di San Severino di Centola e così ho raggiunto il sito, preso dalla curiosità di ripercorrere una storia che non esiste più, se non nella memoria dei locali.

Forse, avrei dovuto ingaggiare una guida locale oppure una guida audio poiché il luogo, seppur evocativo e sussurratore di emozioni, suggerisce storie secolari, anime che hanno calcato pietre, scalini, aspettative, delusioni, gioie, conflitti e continui divenire.

la parte alta del borgo antico

qualcosa rimane ad oggi inaccessibile

Affacciarsi dentro le mura di quella che prima era una chiesa o una casa è come catapultarsi in luoghi di memoria inaccessibili. Rotoli di vita che ridimensionano la nostra lunghezza e il nostro ego.







Una volta conclusa la visita ho ripreso quel piccolo trattore quale è l'X-ADV e ho puntato direttamente il navigatore verso il monte Gelbison ma la vera meta era l'orizzonte che si sarebbe dispiegato una volta raggiunta la sommità ove dimora il Santuario della Madonna di Novi Velia.

Il Gelbison è una montagna dei monti del Cilento di 1.705 m s.l.m. situato in provincia di Salerno. È il quarto monte più alto del Cilento. Il nome Gelbison deriva dall'arabo "Jebel-el-son", che significa "montagna dell'idolo". Questo appellativo risale al periodo della dominazione saracena nel Sud Italia e fa riferimento alla sommità del monte (noto anche come Monte Sacro), da sempre considerato un luogo di culto mistico e religioso.

Il luogo, il santuario mariano più alto d'Italia, fa parte delle "Sette Sorelle" del Cilento, un gruppo di sette antichi santuari mariani arroccati sui monti o nelle valli cilentane, legate da una profonda tradizione devozionale e da un affascinante cammino di pellegrinaggio.

Qui di seguito, il link relativo al cammino: https://www.lesettesorelledelcilento.it/.

La strada per arrivare dall'antico borgo medievale al Santuario è stata anch'essa appagante: tornanti, salite, discese e ponti che si aprono in scenari dove è la natura che echeggia imperante.

Prima di arrivare al Santuario ci sarà una sorta di posto di blocco dove vi verrà richiesto un pagamento, legittimo e di piccola entità, per essere autorizzati al traffico locale e al parcheggio.

la bella strada per arrivare su, al Santuario

La strada per il parcheggio si inerpica con bei tornanti in mezzo ad un fitto bosco dove la temperatura viene mitigata e resa piacevole. Durante i vari chilometri che m sono trovato a percorrere ho trovato un buon asfalto ma condito di foglie, rami, ghiande, buche e radici che minavano la compattezza del manto stradale. Nulla di esageratamente impegnativo ma che richiedeva attenzione.

Anche in questa occasione, sono inciampato in un imprevisto, stavolta imputabile al mancato aggiornamento della mappa di Google Maps.

Ero lì che mi impegnavo nei tornanti e dove dividevo la mia attenzione tra i meravigliosi scorci del luogo e le indicazioni vocali e grafiche del navigatore quando sento in modo inequivocabile "gira a sinistra!". Appena udito sono rimasto basito: avrei dovuto lasciare la strada asfaltata per una strada che palesemente si inabissava dentro il bosco. Seppur rallentando, non ho disubbidito al perentorio comando ma dopo una decina di metri mi sono reso conto dello sbaglio che stavo commettendo.

Dopo 30 metri ero infognato tra rami spezzati, pietre, buche e fango: Mi sono fermato e ho cercato di inserire il cavalletto laterale ma questo non trovava terreno per piantiarsi. Sembrava, infatti, di esser sopra un materasso ad acqua. La strada era molto stretta (non sono sicuro che fosse larga quanto un solo autoveicolo) e non permetteva molta manovra. Deciso a dar credito al navigatore, ho inserito la mappa Gravel dopo aver spezzato e poi tolto un ramo che si era conficcato tra la pedana e il tubolare. Ho percorso decine e decine di metri con la prima e la seconda marcia ma il terreno non si evolveva in qualcosa di più praticabile, anzi. Così, ho deciso di far manovra per tornare giù, visto che oramai ero palesemente impantanato in una salita con qualche grado interessante. La manovra non è stata affatto banale: i 230 e passa del veicolo, il mio stato emotivo e il terreno ha reso tutto complesso. Tra l'altro, la strada oramai si era ridotta ad una larghezza che conteneva solo un motoveicolo. Con molta calma e sudando tanto da poter replicare la sacra sindone, sono riuscito a guadagnare l'asfalto.

dietro l'X-ADV la strada che ho imboccato

quella a sinistra è la strada che mi sarei dovuto aspettare

Una volta rimessomi in carreggiata, ho puntato verso il Santuario e guadagnato il parcheggio.

la strada da percorrere a piedi

la scalinata che apre le 12 stazioni



in cima

Una volta in cima, ho potuto godere della splendida vista e della solennità del luogo. Ero solo e il silenzio è stato accompagnato da un bellissimo canto corale che veniva da dentro la chiesa. Suggestivo, davvero. Le nuvole erano lì, a portata di mano. Il Sole picchiava ma il vento riusciva ad accarezzare la pelle e a rendere quella esperienza dolce. Non sono sicuro che si possa godere di tale stato quando il luogo viene assalito da turisti e credenti. Sono stato fortunato, allora!

Appagato dalle esperienza, ho ripreso il trattore con l'intento di sciacquare via il sudore e godermi il meritato riposo nella piacevolissima spiaggia di Palinuro. Ho ritrovato, dopo alcuni anni, lo stesso lido: il Mito degli Dèi.

Palinuro forse non è l'avventura della caletta, della vegetazione che cela il prossimo Paradiso, ma sicuramente è una delle spiagge più iconiche e rappresentative del Cilento. Spiagge libere e stabilimenti ben organizzati, ombrelloni più grandi rispetto alla media, colpo d'occhio appagante e acque limpide, cristalline. Riposarsi all'ombra è stata una goduria e il servizio di ristorazione all'altezza.




già mi manca

che finestra!

Nota ai naviganti con le 2 ruote: le zone di parcheggio sono contrassegnate dalle strisce blu, a pagamento anche per i motoveicoli. Si, alcuni scelgono il parcheggio "creativo" ma io preferisco sempre non rischiare quando sono in vacanza. Complice il puro caso, forse aiutato dalla Dea Fortuna, ho scovato un parcheggio aggratis (gratuito) proprio sotto gli alberi, in una zona ricavata a bordo strada adiacente alle rocce.

Visto che ve vojo bene, vi posto qui la foto e la possibile coordinata geografica:

il parcheggio sotto la vegetazione, completamente all'ombra

la zona in rosso cela il parcheggio

Il giorno seguente ci siamo chiesti come sarebbe stato possibile replicare il bel mare e quei luoghi così suggestivi nella nostra regione e ci siamo convinti, appunti, di replicare la giornata precedente:  ombrellone, lettini, splendide acque e buon cibo. Nulla più ma nulla di meno.

L'ultimo giorno si realizza che presto saremo seduti di nuovo lì, su quella scrivania a digitare formule e numeri e si viene piacevolmente assaliti dalla desiderio di farsi cullare dalla noia e alimentarsi della pigrizia. Così è stato e non ce ne siamo pentiti.

Il ritorno

Siamo partiti presto poiché il caldo e l'umidità non allentavano la morsa e anticipavano la loro  manifestazione anche nelle prime ore del giorno.

La nostra attenzione era focalizzata su alcuni temi: il rifornimento, l'eccessiva sudorazione, il Sole imperante, la disidratazione imminente e costante. Gli "ultimi" 100 km. sono stati i più devastanti: sul display erano indicati i 38° mentre nel nostro cranio, all'interno del casco, ce ne saranno stati 59°. I piedi erano liquefatti e le natiche erano oramai incollate al tessuto della sella.

L'aria era così pesante che anche gli insetti si sono rifiutati di suicidarsi sui nostri caschi e sul parabrezza. Ci crediate o no, la visiera del mio casco è rimasta immacolata!


Conclusione dell'esperienza

ombra, ombra e ancora ombra

E' stato un giugno impietoso, dove il caldo ha assalito le nostre resistenze e minato i nostri piani. La forte calura ci ha condizionato ma non è stato poi così difficile adattarsi e modificare i piani.

Il Cilento è una terra generosa: offre tanto ed è ricco di promesse.

E' talmente generosa, questa terra, che gli itinerari impegneranno diverse ore costringendovi a cavalcare la sella senza tregua erodendo tutti i vostri piani. Per traguardare 100 km non vi basterà un'ora...ma ore.

Avevo in serbo diversi itinerari, costruiti meticolosamente con l'app KURVIGER, ma per la maggior parte non sono stati utilizzati. In effetti, una volta in sella, ho capito quanto fossero troppo estesi soprattutto percorrerli con temperature così elevate.

Il Cilento è una terra perfetta? Gode di amministrazioni lungimiranti? E' stata una esperienza priva di asperità e critiche? Certo che no. Giudicare con 2 righe e magari buttare giù frasi stereotipate (ah, nel Cilento il tempo rallenta!) e senza avere competenze da vero turista (o come vero amministratore) è sinonimo di superficialità e di arroganza. Certo, questo non mi impedisce di usare il mio intelletto e le mie percezioni ma questi giudizi, queste considerazioni, preferisco tenerle per me. Possono non essere comprese e potrei convincermi di dichiarare incontrovertibile verità.

Per quanto riguarda il capitolo 2 ruote, posso dire di essermi divertito seppure saggiato poco rispetto a quante pietanze avrei potuto esperire. Non c'è stato il tempo ma questo potrebbe incitare una prossima visita.

Il trattore che ho cavalcato, questa specie di SUV a 2 ruote, non ha mai vacillato. Mi ha regalato prestazioni che hanno sempre superato e scavalcato la definizione di maxi-scooter. L'egregio l'inserimento delle marce e l'ottima la qualità delle mappe unita alla possibilità di inserire il cambio manuale rendono il mezzo brillante e poliedrico.

Ho sofferto dei contenuti cavalli in dotazione? Ni. Avrei preferito qualche spunto in più ma in realtà non ho mai sofferto e il mezzo si è sempre dimostrato all'altezza di ogni situazione.

In questo articolo ho riportato tutte le sensazioni ed esperienze con questo nuovo modello.

Ribadisco che il Cilento è una terra che si presta meravigliosamente a esperienze motociclistiche.  Seppur visitata in 2 occasioni si ha sempre la percezione, resa ovvia, di aver solo saggiato le possibilità ludiche. Mi viene da sorridere dopo queste mie affermazioni: sembra che io abbia un'autorità riconosciuta e che goda di una particolare autorità.


Desidero però ricordarvi che le mie esperienze sono pilotate da un modo di esperire e di vivere le 2 ruote che risuona con la parola e il concetto "Slow Touring". Dunque, se anche voi vivete la strada con questo mood, allora il Cilento darà sicuramente grandi soddisfazioni. Coloro che posseggono navigatori evoluti e costruiti per la guida su 2 ruote saranno impressionati dalla possibilità di progettare itinerari pieni di curve e altitudini, impegnando anche strada alternative e più frizzanti. Dunque: SLOW TOURISM APPROVED!

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