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| The Buggles nel 1981 |
Nel 1981 uscì il video (appunto) di questa canzone che sarebbe diventata una ever green della musica internazionale. La canzone raccontava con nostalgia e profezia la fine dell'era radiofonica, sostituita dall'avvento dei videoclip musicali e della TV.
Il ritornello iconico recita: "Video killed the radio star / Pictures came and broke your heart", sottolineando come le immagini avrebbero spezzato il cuore degli amanti della radio.
Parafrasando il testo, "Video (will) kill the blog star" è l'attuale profezia che preannuncia la prossima, radicale e inevitabile "fine" dei blog (come li abbiamo conosciuti) a favore dei vlog e in generale delle piattaforme video.
E' il destino al quale anche io soccomberò a meno che non operi una trasformazione oppure abbracciassi l'amore fati e mi tacci per sempre.
Dal blog al vlog o al reel
La mia sentenza non è legata all'amarezza bensì alla constatazione che il modo di comunicare le proprie esperienze e le emozioni, grazie anche a nuovi strumenti, è cambiato e sebbene esitano ancora un numero corposo di blog (parlo del panorama italiano) è sicuramente il momento dei vloggers.
I numeri, seppur parziali, imprecisi e frammentati, restituiscono una fotografia netta a supporto di quanto ho asserito e a quanto stiamo assistendo.
Non sono contrario affatto e abbraccio volentieri questo trend seppur i blog possano ancora oggi offrire molto, concentrandosi necessariamente sui contenuti di qualità.
Ma perché i contenuti ideati con i video sono più in voga?
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| https://www.madornomad.com/the-ultimate-guide-to-motovlogging/ |
Ci sono tante considerazioni da mettere sul tavolo della critica e non credo di certo di esaurire i tanti temi con qualche riga. Proverò, tuttavia, ad elencarne alcuni.
Il video comunica, fa in modo che il creator di contenuti digitali sia visibile e, come si dice, ci mette la faccia. Comunica non solo contenuti ma soprattutto emozioni e con queste costruisce empatia. Infatti, alcuni di loro non offrono alcunché di tecnico ma sono bravi a condire di emozioni anche un banale giro del proprio quartiere.
E poi, non c'è nulla da fare, seguire un video è sicuramente più agile che scrollare un testo. No, non sto asserendo che sia più facile anzi, probabilmente è più complesso soprattutto se si è decisi di offrire al pubblico anche qualità a livello di montaggio (tagliare, unire, inserire, ecc).
I video hanno molte potenzialità ed una di queste sono proprio le immagini che accompagnano tutta la esperienza: le strade, il cielo, i paesaggi, le riprese dall'alto (tramite droni), le interazioni con altri compagni di viaggio e tutto il corollario.
Certo, c'è da fare un distinguo tra i video e i reels. I reels sono di facile fruizione, immediati, con poche (se non nulle) operazioni di montaggio e dai contenuti davvero limitati ma comunque efficaci, se inseriti in altri contesti. E' forse la forma più "abusata" di molti motovlogger ma che ben si concilia con la predisposizione dell'essere umano a esercitare una attenzione super rapida verso qualsiasi contenuto.
E i blog, sono ancora attraenti e verso quale futuro andranno?
I blog possono offrire ancora molto, secondo me, a patto che i creator si concentrino sui contenuti e che usino, ampliando, tutti i tools video sopra citati. Dunque, potrebbero ancora essere attraenti.
E questo anche perché un articolo può facilmente riassumere in modo analitico dati tecnici, itinerari, attrazioni, punti di interessi e magari offrire mappe e file gpx.
Nel blog è molto più facile catalogare articoli o recensioni, itinerari o tracciati gpx e dunque rende più semplice una consultazione da parte degli utenti. Operazione, quest'ultima, sicuramente più difficoltosa se intrapresa in un canale video come ad esempio quello di Youtube.
Certo, anche la tecnica di scrittura andrebbe modificata, forse più accurata, più elegante senza dimenticare la dimensione "emotiva" vera chiave per comunicare e "catturare" l'attenzione altrui.
I blog che oggi ancora leggo e consulto, mi permetto e mi concedo questa critica, adottano ancora un linguaggio anni '90 con contenuti spesso ridotti, asciutti, insipidi. Può darsi che anche questi bloggers comincino ad accusare stanchezza (e infatti molti di questi non aggiornano con frequenza i loro blog) e parimenti rassegnazione. Ci stà: nulla è per sempre ed è sicuramente una buona pratica auscultarsi e prendersi delle benefiche pause.
Consideriamo, poi, l'introduzione e uso massivo e pervasivo delle AI. Molti blog oggi usano quelle tecnologie con risultati facilmente intercettabili. I testi scritti dalle AI sono asettici, impermeabili alle emozioni e agli errori e di un prolisso sospettabile. Il loro uso massivo è, come già anticipato, a discapito della qualità ma indubbiamente aiutano la quantità e alzano gli indici di produzione. Pagherà questa pratica? Bah, ne dubito. Quando tutti saremo uniformati nessuno spiccherà e brameremo di ritornare all'analogico.
Ma a quel punto, ci saranno delle AI che cercheranno di imitare le emozioni il più fedelmente possibile. Anzi, son sicuro che già le stiano utilizzando in questo senso.
Come vivo questo (inevitabile) divenire?
Con tranquillità, sono sincero. Sono qui che scrivo su una piattaforma come questa (Blogger, servizio di Google) che non offre poi così molto, semplice e dai pochi fronzoli. La scrittura, oramai da molti anni, è per me un esercizio di presenza dove impegno concentrazione, intenzione e condivisione delle mie esperienze, scevro dall'obiettivo di "sfondare" e di risultare necessario o simpatico a ogni costo.
A meno che una persona decida che quello sarà il suo presente e futuro lavorativo-professionale io vedo questa pratica come una estensione della vanità alla quale, e daje, non mi sottraggo. Certo, mi fa piacere qualora un lettore trovi i miei articoli stimolanti o utili ma è tutto lì. Non sono un fuori classe, ho i miei limiti e riconosco le capacità e competenze altrui. Questo mi acquieta e mi libera da altri legacci e mi permette di convogliare le energie verso altri lidi.
Era il 1981, eravamo tutti giovani e ascoltavamo questa profezia verso la quale eravamo ancora scettici. Ascoltiamola ancora una volta:



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