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| ti guardo...e sarai sempre bella! |
Come esseri pensanti, più o meno consapevoli delle nostre capacità e qualità (e il nostro posto in natura, direbbero alcuni filosofi), abbiamo questa strana propensione emotiva ad affezionarci alle cose.
Quante volte ci siamo tenuti quel magline perché ci ricorda attimi di felicità, degni di essere ricordati.
Conserviamo quella radio, quello stereo perché ci ricorda l'adolescenza e ci suggerisce la nostalgia dei momenti migliori della nostra vita.
A ben ricordare, è stato così per la penna preferita, per il quaderno degli appunti, per quei jeans strappati, per quella camicia a fiori, per quelle scarpe da ginnastica, per quei stivaletti, per il maglioncino grunge, per quel raccoglitore di floppy disk, per il mangianastri, per tutte quelle vhs che raccoglievano film e ricordi, per quella macchinetta fotografica. E, certo, anche per quelle nostre 2 ruote.
Quella rossa, lì, mi sedusse al primo sguardo. Quella soluzione lì, così presentata nel 2017, mi offri orizzonti nuovi, più lunghi, più turistici, più avventurosi.
Presi coscienza dei cavalli motore, della cilindrata, dei pneumatici, del cambio, della catena e di tutti quegli accessori che normalmente, sotto la cilindrata di 300 cc, difficilmente si contemplano.
L'ho guardata, vestita, curata, manutenuta, fotografata, criticata e idealizzata.
Non biasimo nessuna di queste mie estensioni emotive. Tuttavia, una cosa rimane una cosa.
Se mi affido a quella cultura filosofica che ha permeato e formato il pensiero (almeno quello occidentale) allora abbiamo necessità di distaccarci da questi pensieri. Dovremmo emanciparci da quegli attaccamenti che non sono altro che lacci emotivi che appesantiscono e inibiscono la corretta visione di questa esperienza di vita: nulla ci appartiene e quel che abbiamo, prima o poi dobbiamo restituirlo.
Anni fa, mi imbattei in un video che di fatto era l'ultima lezione (Randy Pausch Last Lecture) di un professore statunitense, tal di Randy Pausch, il quale comunicava ai suoi studenti della sua prossima e ineluttabile morte a causa di una malattia incurabile (un tumore molto aggressivo). Egli raccontò che portò i suoi nipoti a fare un giro con la sua decappottabile e uno di questi vomitò sul sedile. La sorella di Randy fu molto dispiaciuta ma egli non solo non si arrabbiò ma, attraverso una visione lucida, dichiarò che in fondo si trattava solo di una "cosa" e che il sedile si sarebbe comunque potuto pulire. Egli mise al primo posto l'empatia, i rapporti umani piuttosto che dare valore (sproporzionato valore) alle cose.
Ho letto molto...ho sperimentato...ho fallito...ho interiorizzato...sono di nuovo caduto...ma non dubito affatto, oggi, delle priorità verso le quali la mia attenzione dovrebbe tendere.
Salutare il proprio mezzo, la mia rossa non è stato traumatico. Solo una piccola carezza, una piccola tenerezza verso il display, testolina digitale che mi ha accompagnato per questi lunghi 7 anni.
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| ti cercavo dalle vetrate |
L'ho cercata con lo sguardo una ultima volta tra le ampie vetrate, le quali mostravano i muscoli dei veicoli più ammalianti, aggiornate versioni sgargianti.
Quando ho ridisceso i scalini, montato di nuovo in sella e averla portata in una zona indicata, sono sceso e l'ho guardata con la sicurezza di chi sa, di chi sa che sarai sempre bella e che saprai soddisfare anche il tuo nuovo proprietario, regalandogli momenti inebrianti e spero, per lui, indimenticabili.


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