Era il 2017 quando conobbi l'X-ADV. Ma...prima del 2017 ci sono stati anni, molti anni prima, che ho posseduto e utilizzato diversi ciclomotori.
| il celeberrimo CIAO della Piaggio |
Per un breve periodo ebbi il CIAO, il ciclomotore che imperava nelle strade cittadine. Un 50cc. che oggi non saprei aggettivare se non con dichiarando la sua funzione (che era la sua sostanza): un mezzo che ti porta dal punto A al punto B. Senza indicatori di direzione, senza parabrezza, con freni ridicoli, con una carena più sottile di una caviglia era comunque affidabile: al punto B ci arrivavi e anche con destrezza.
Era come camminare in mezzo al traffico, noncurante di ogni avversità.
Ricordo che nella mia testa rifiutavo ogni concetto di sicurezza e buon senso: non possedevo il casco ma riuscivo a tenere in testa un ridicolo ma preziosissimo cappellino con visiera. Il vero "miracolo" è stato non solo uscire incolume da tutti i sorpassi e i tragitti intrapresi nelle linee di mezzeria delle strade romane ma il fatto che tale cappellino non sia mai volato dalla mia testa!
Non riesco neppure a capire con quale sicurezza potevo effettuare un cambio di corsia o decidere di prendere una strada senza inserire la "freccia". Immagino orde di automobilisti imprecare contro il cielo per le mie, possibili e certe, manovre azzardate.
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| Ciao, il logo ufficiali del mondiale '90 |
Ricordo un'estate caldissima come quella del 1990 quando presi tale mezzo per arrivare nel luogo dove avrei dovuto prendere servizio: km e km di strada per arrivare dall'altra parte della città. Letteralmente dall'altra parte della città! Infiniti km e infinite strade, curve, buche e la terribile polvere dei cantieri utili a costruire i mondiali di calcio che l'Italia si apprestava a ospitare. Un delirio reso meno orribile dalla leggerezza del mezzo. Il CIAO era un'astuzia in mezzo al traffico!
Quando poi cambiai sede di lavoro e tuttavia seppi che avrei percorso meno km, ebbi la necessità di cambiare mezzo poiché la mia coscienza era cambiata. Ma mi "imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana" dal nome ATALA GREEN.
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| ATALA Green |
Forse il primo ciclomotore che andava a benzina verde. Un brand che mi ispirava fiducia e prometteva affidabilità, consumi ridotti e strizzava l'occhiolino alla prima coscienza salva-pianeta.
Molte promesse mai mantenute per quello che si rivelò un polmone invaso dall'incertezza dei suoi cavalli sempre trattenuti al guinzaglio. Ricordo anche l'imbarazzo di portalo in giro. Non era lui che mi traeva ma io che lo facevo uscire a prendere aria. Ricordo che diverse volte mi abbandonò, ingolfato dalla sua stessa aria e altrettante volte si sganciò la catena. Ricordo che feci più di 8 km portando a mano quello che considerai sin da subito un vero rottame con 2 ruote. Sarò stato sfortunato? Non ho mai voluto indagare tant'è che dopo circa 30 giorni di pura follia lo riportai indietro al negozio il quale mi offri in cambio un ricatto morale: "beccate sti du spicci e damme pure la catena...e pure il casco". Cedetti senza obiezioni: mi aveva fregato 2 volte ma ero disposto a tutto pur di liberarmi di quel prototipo con una data di scadenza prossima allo zero.
| che bei ricordi.... |
Il Metropolis, fortunata versione da 50cc della Peugeot, era già uscito da un pezzo ma il mito resisteva così io mi dirottati sempre verso lo stesso brand e scelsi il modello SV60. Una vera rivoluzione di guida. Aveva le frecce, un bel faretto, feci montare il parabrezza e la scocca mi avrebbe protetto dalle intemperie verso le quali avevo provato sempre disinteresse.
Il sellino, che gioia, era lungo, comodo e morbidoso. Le ruote erano si piccole, ma efficaci. Era agile e scattante e i cavalli erano sufficientemente performanti. Non avo timore nei sorpassi e mi sentivo comunque protetto. Potevo ospitare anche terga diverse dalle mie e l'ospite si sentiva sempre a proprio agio, mai sacrificato. Avevo fatto un salto di qualità del quale apprezzavo ogni singolarità.
Vennero anni di transizione ove non necessitarono di mezzi a 2 ruote ma solo l'esercizio della pazienza che doveva accompagnarmi durante le lunghe tratte di Metropolitana cittadina.
Quando mi si ripresentò la possibilità non potei fare a meno del Re indiscusso (non solo secondo me) delle strade romane: lo stiloso, spumeggiante e arrogante Honda SH 150! Un concentrato di rabbia e velocità, affidabilità e prontezza. Ci andai al mare, sul raccordo, in condizioni climatiche avverse persino ai motori di grande cilindrata. Lo sfruttati con la certezza di non esser mai abbandonato. E così fu....finché non me lo rubarono il 15 agosto non so di quale anno. L'immagine è questa: io con le chiavi della catena in mano che vaneggio una cantilena dal suono apocalittico "Eppure...l'avevo parcheggiato qui....eppure....l'avevo...parcheggiato...qui!". Avevo la borsa termica ove avevo riposto dei succulenti panini farciti di buono, pronti per le assolate spiagge agostane. E poi, conservo ancora l'immagine del sorriso spietato del carabiniere che accolse la mia denuncia: un sorriso beffardo che declamava i seguenti versi "Tranquillo...è il modello più rubbbbato de Roma". Volle consolarmi così.
Ne acquistai un altro, perché credevo fortemente in quel modello e non mi deluse finché crebbe in me un desiderio diverso: un mezzo più potente (33 cavalli!) che mi avrebbe consentito di percorrere lunghe distanze confortato da cavalli superiori, una carenatura più massiccia e capacità di stivaggio. La scelta, dopo tanto analizzare, cadde sull'X-MAX 400.
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| X-MAX 400! |



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